Donald Wich, Amministratore Delegato Messe Frankfurt Italia

A febbraio la pellicola di Tempi Moderni di Charlie Chaplin compirà 81 anni. Correva l’anno 1936 quando l’eclettico attore fornì al mondo una delle immagini destinate a diventare icona del concetto di innovazione. Una fotografia tanto divertente quanto disperata: un operaio addetto all’avvitamento dei bulloni su una catena di montaggio letteralmente “ingoiato” dalla macchina e schiacciato tra gli ingranaggi, dove continua a lavorare con la massima dedizione.

Per quanto paradossale, si trattava all’epoca di un simbolo forte e realistico dell’uomo succube di progresso tecnologico e (ahimè pessime) relazioni industriali

I 70 anni successivi hanno, se possibile, peggiorato il quadro: la catena di montaggio è rimasta il cuore del processo produttivo e gli operai addetti al controllo delle macchine hanno visto complicarsi sempre più la loro posizione. Tra l’uomo e la macchina ha infatti iniziato a frapporsi un complicatissimo pannello pieno zeppo di bottoni: lo “schiacciamento” dell’uomo, oltre che fisico, diventava anche intellettuale.

La più grande ambizione dell’insieme di cambiamenti in atto in questi anni, che va sotto il nome di Industry 4.0, è forse proprio quella di mettere la parola fine a questo scenario, collocando l’operatore al centro di una fabbrica bella, con una funzione di supervisione (semplice) nei confronti delle macchine e di analisi smart dei dati di produzione.

Tra ottimismo e realismo

Questo accadrà grazie a un insieme di fattori di carattere sia organizzativo sia tecnologico che remano in questa direzione: la fine della produzione di massa, l’avvento dei sistemi decentralizzati, il miglioramento delle interfacce HMI e perché no il tanto discusso avvento dei robot collaborativi.

Per anni le interfacce uomo-macchina hanno avuto un unico obiettivo: fornire all’operatore il maggior numero possibile di informazioni sulla macchina o sull’impianto gestito. Ma il troppo, anche quando sono cose buone, non è mai un bene. Avere tutti i dati sotto gli occhi rende faticoso riconoscere le informazioni davvero rilevanti.

Il trend per fortuna sta cambiando e, nel rendere le informazioni sempre più disponibili in ogni momento e in ogni luogo, si sta lavorando anche sul concetto di “ergonomia” (fisica e informatica), non a caso uno dei concetti citati anche nel piano nazionale italiano per l’Industria 4.0.

Per quanto riguarda i robot, la loro prima introduzione in celle di lavoro aveva il preciso scopo di sostituire l’uomo nelle attività più faticose e ripetitive. Gli odierni sviluppi tecnologici, tuttavia, operano in una direzione diversa. I “cobot”, come vengono chiamati i nuovi robot collaborativi, non sono più dei mostri grandi, pesanti e rumorosi, ma assistenti che lavorano fianco a fianco con l’operatore, migliorando la sicurezza e aiutandolo a concentrarsi sulle mansioni a più alto valore aggiunto.

L’auspicio, insomma, è che i tempi moderni che un nuovo Charlie Chaplin racconterà ai posteri siano migliori di quelli consegnati alla storia ottant’anni fa e che l’uomo si dimostri abile nello sfruttare la tecnologia per migliorare le proprie condizioni di vita.