Intervista a Anna Valente, Professoressa di Robotica industriale

Intervista a Anna Valente, Professoressa di Robotica industriale

Anna Valente ha conseguito un dottorato di ricerca in Tecnologie e sistemi di produzione presso il Politecnico di Milano e un post-dottorato in Interoperabilità per fabbriche adattive presso l’Università di Bath (Regno Unito). Dal 2006 collabora con importanti istituti di ricerca e stakeholder industriali attivi nella catena del valore nell’industria manifatturiera. Attualmente è a capo del Laboratorio Automazione, Robotica e Macchine (ARM-Lab) presso l’Istituto sistemi e tecnologie per la produzione sostenibile (ISTePS) del Dipartimento tecnologie innovative (DTI) della SUPSI, in cui la ricerca si concentra su design, progettazione e prototipazione di soluzioni industriali fino al livello 7 di maturità tecnologica (TRL 7) che integrano catene di processo avanzate per realizzare prodotti ad alto valore aggiunto. Oltre ad essere autrice di due libri e di oltre 100 articoli su sistemi di (ri)configurazione, robotica e sistemi di controllo, è membro associato del CIRP, l'Accademia Internazionale di Ingegneria della Produzione, ed esperta presso Innosuisse. Dal 2012 coordina diversi progetti finanziati dall’Unione europea all’interno del Settimo programma quadro per la ricerca e lo sviluppo tecnologico (7° PQ) e del programma Orizzonte 2020. Recentemente ha vinto il premio Women-led innovations e l’Innovation Radar Prize della Commissione europea.

Ci sono figure, o esperienze, che hanno ispirato il suo percorso professionale?

Negli ultimi venti anni, ho avuto la fortuna di poter essere al fianco di grandi professionisti nelle varie fasi della mia carriera, dagli studi di dottorato al Politecnico di Milano, alla breve ma importantissima esperienza al CIRA come pure gli anni trascorsi al CNR in aggiunta alle esperienze all’estero che hanno attivato maggiormente in me competenze volte ad aspetti di gestione progetti e risorse.

Come immagino accada per tutti, la mia carriera si plasma sulle persone che ho incontrato nel tempo e riverbera le esperienze vissute, più o meno articolate, che mi hanno portato qui in Svizzera dove risiedo da più di dieci anni e dove, con grande soddisfazione, conduco attività di ricerca applicata nel settore della robotica e delle macchine intelligenti.

Qui in SUPSI ho avuto l’enorme privilegio di poter lavorare al fianco dell’attuale direttore dell’ISTePS, Prof. Marco Colla, al quale sono profondamente riconoscente per la guida professionale, la dedizione e la fiducia ricevuti. Anche grazie a lui, una grande consapevolezza che ho maturato nel tempo -e da principio non è sempre stata così evidente- è stata la capacità di vedere negli eventi professionali una opportunità di migliorare, come persona, come docente, come ricercatore ma ancor più come responsabile di un team di ricercatori e scienziati.

Quanto sono importanti l’intuito la visione femminile nella creazione di un robot?

L’intuito è un elemento fondamentale in tutte le attività che caratterizzano il mio lavoro, dall’identificazione di tematiche di frontiera nel mondo della robotica, all’identificazione di partner strategici con i quali collaborare su scala internazionale, fino alla gestione dei risultati e dei benefici che i robot possano apportare nella società e nel manifatturiero. Evidentemente è un elemento che completa ed arricchisce l’esperienza e da solo non può e non deve essere il fondamento per strutturare strategie e visioni di ricerca ed innovazione. Non penso sia una prerogativa di donne o uomini, ma piuttosto un aspetto che si esercita prestando attenzione alle proprie attitudini ed ancor più al contesto che ci circonda. Ricercare un equilibrio tra la sfera razionale e scientifica con quella più istintiva ed emotiva è un percorso umano tortuoso, ma indispensabile. In questo senso, creare robot abbraccia in modo molto ricco queste capacità, mettendo a sistema competenze tecniche che vanno dalla meccanica, sensori e controllo -nella maniera che meglio risponde alle esigenze industriali- fino all’abilità di interpretare la percezione dell’essere umano, inteso non solo come un ostacolo che il robot deve evitare, ma piuttosto come creatura dalla quale apprendere e comprenderne le più complesse dinamiche comportamentali, per poi strutturare il fondamento di una collaborazione evoluta che radica le basi sulle scienze della comunicazione, sulla interazione sociale e su discipline neurocognitive.

 Quali sono le skills necessarie per lavorare oggi nel mondo della tecnologia ed essere parte del cambiamento?

La robotica, analogamente alle numerose sfide che caratterizzano questi anni di enorme crescita tecnologica, sradica integralmente l’approccio monodisciplinare e mette in sinergia temi ed ambiti eterogenei, di fatto abilitando una nuova sfera di competenze trasversali che caratterizzeranno i percorsi formativi delle future generazioni di ingegneri. Queste dinamiche si stanno già preliminarmente configurando in nuovi percorsi di laurea offerti da istituzioni accademiche di caratura mondiale come risposta a contesti manifatturieri complessi ed incentrati sull’essere umano e sulla sua elevata capacità di gestire situazioni complesse ed eventi inattesi.

 Cosa consiglierebbe alle nuove generazioni che vorrebbero avvicinarsi al mondo della tecnologia?

Consiglierei di predisporre un percorso che contempli numerose esperienze industriali ed applicate da integrarsi nella formazione secondaria e terziaria. Tale pratica -particolarmente ben consolidata in nazioni come la Svizzera e la Germania- costituisce un solido fondamento per approcciare il mondo della ricerca ed innovazione in modo completo ed efficace. La tecnologia è una sfera che non vede generi, è sempre più libera ed aperta a visioni e pratiche non convenzionali. Ancora una volta, la diversificazione dei percorsi e dei profili è una risorsa chiave che merita di essere capitalizzata.

E' stata nominata dalla rivista BILANZ tra le personalità più innovative del panorama elvetico nella categoria “Digital Manufacturers”, cosa significa per lei ricevere questo riconoscimento?

Ricevere per il terzo anno questo grande riconoscimento da BILANZ è un’attestazione per me –ma ancor più per il team di ricercatori che coordino in SUPSI- dell’importanza del ruolo della ricerca per la Svizzera e del riconoscimento della funzione che abbiamo nel generare un impatto positivo volto alla crescita sociale, tecnologica, industriale ed economica a livello nazionale. Essere nominati “Digital Shapers” custodisce questo valore sostanziale nonché la responsabilità di declinarlo in modo funzionale a tutti quei contesti che caratterizzano una evoluzione tecnologica sostenibile. 

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