La Call for Action 'Easy Covid-19'

Durante le prime settimane che hanno seguito la diffusione della pandemia in Italia, il senso di impotenza di fronte a quello che stava accadendo era prevalente nell’animo di tutti noi. Cercavamo, quindi, il modo di poter fornire il nostro contributo contro la dura battaglia che si stava combattendo negli ospedali e, in particolare, nelle terapie intensive.

L’occasione ci si è presentata quando si è iniziata a diffondere in rete la notizia che una società bergamasca ISINNOVA aveva progettato una valvola di raccordo tra gli attacchi dell’ossigeno di cui sono dotati i reparti ospedalieri e le note maschere per fare snorkeling. Questi raccordi, le valvole Charlotte e Dave, consentivano di utilizzare le maschere da snorkeling come veri e propri dispositivi di supporto alla respirazione nei reparti di terapia sub-intensiva andando a tamponare la carenza in quel momento riscontrata nelle strutture ospedaliere lombarde, in quel periodo messe a dura prova.

L’aspetto cruciale è stato che la società ISINNOVA ha reso disponibili in rete i files per realizzare le valvole tramite processo di stampa additiva, la stampa 3d, ed ha cercato di fungere da broker tra le richieste degli ospedali e le strutture, o i privati, che erano disponibili per fornire i pezzi stampati. A questo punto potevamo fare qualcosa. Non solo utilizzando le stampanti 3d dei laboratori del nostro Dipartimento, personalmente afferisco al Laboratorio per la Protezione delle Infrastrutture critiche (MCIP Lab) all’interno del quale utilizziamo questo tipo di macchinario da più di 4 anni, ma anche coinvolgendo tutti gli studenti interessati e che avevano a disposizione una stampante 3d.

Quindi, il 29/3 contattai il mio supervisore di dottorato, il Prof. Stefano Panzieri e il Direttore del Dipartimento di Ingegneria, il Prof. Andrea Benedetto per proporre la creazione di un gruppo di stampa 3d. Grazie alla loro sensibilità ed operatività, la mia proposta venne raccolta e il 30/3 si aprì la Call for Action “Easy Covid-19” alla quale, in poche ore, aderirono più di cinquanta makers tra docenti e studenti, alcuni anche di altri atenei di Roma. In meno di 48 ore sono state stampate più di 40 coppie di valvole Charlotte e Dave. Per evitare qualsiasi pericolo di contagio è stata organizzata una raccolta a domicilio di tutti i pezzi stampati, osservando rigorosamente le misure di distanziamento e di igienizzazione, e coprendo quasi interamente il territorio di Roma (da Ottavia all’EUR).

La notizia dell’apertura di questa call è giunta sino a Davide Mariani dello Studio 5T che in quel momento stava cercando di organizzare la risposta dei makers romani a seconda delle esigenze palesate delle principali strutture ospedaliere di Roma. Una sorta di ISINNOVA romana. Grazie a questa collaborazione siamo riusciti ad indirizzare al meglio la “potenza di fuoco” che avevamo messo in campo realizzando quei dispositivi che in quel momento risultavano scarsi nelle scorte e indispensabili per la corretta gestione dei casi Covid-19. Infatti, a seguito delle indicazioni pervenute da Davide, ci siamo concentrati nella produzione di face shields e di regola mascherina mettendo a disposizione sul sito del laboratorio i files .stl e le istruzioni di stampa per chiunque fosse stato interessato:

Il 6/4 vengono stampati e raccolti 45 telai per face shield e il giorno seguente vengono assemblati 45 face shield e consegnati all’ospedale Spallanzani.

Sono stati provati per qualche ora dal personale sanitario ma, a causa dell’effetto lente provocato dal materiale usato per lo scudo, non permettevano una vista perfettamente nitida. Inoltre, il personale sanitario ha evidenziato che il progetto originale prevedeva uno scudo frontale di dimensione standard A4 che non risultava sufficiente per coprire interamente il volto fino alle orecchie. Copertura che in alcune situazioni si rivela fondamentale. Inoltre, in alcuni casi, lo spoiler superiore sporgeva in modo eccessivo creando intralcio durante le fasi in cui vengono indossate le tute protettive. Quindi, rispetto al design originale abbiamo aumentato la dimensione dello scudo frontale e ridotto lo spoiler superiore, aggiungendo qualche piccolo accorgimento per migliorare l’indossabilità e il riutilizzo.

Il regola mascherina, invece, permette di regolare la tensione degli elastici delle mascherine chirurgiche, così da alleviare la pressione che questi esercitano sulle orecchie degli utenti. La sua utilità è diventata sempre più evidente con il propagarsi della pandemia Covid-19 in ambito sanitario e anche, purtroppo, per la futura quotidianità. Indossare una mascherina per un tempo prolungato può causare escoriazioni e, in alcuni casi, il sanguinamento provocato dalla tensione e dal contatto con il tessuto degli elastici.

Quindi, tra aprile e maggio vengono stampati circa 500 regola mascherina e stampati ed assemblati 200 face shields distribuiti agli ospedali Spallanzani, Pertini, Umberto I e ad una struttura pediatrica romana. Fortunatamente le valvole Charlotte e Dave non sono state richieste ma le manterremo sempre a disposizione, insieme ad altri 40 face shields che teniamo nel nostro laboratorio.

Ogni partecipante alla Call è stato incredibilmente disponibile offrendo ciò che in quel particolare periodo aveva a disposizione. Stampante 3d e filamento, fogli protettivi ed elastico, idee, creatività, esperienza, tempo, mani, contatti. Nonostante il Dipartimento di Roma Tre prevedesse un rimborso spese per i materiali di stampa, nessuno dei partecipanti alla call ha avviato alcuna richiesta in tal senso.

Posso assicurare che vedere la gratitudine negli occhi del personale sanitario e ricevere foto e feedback positivi sui nostri dispositivi è stato sufficiente per essere ripagati di tutti gli sforzi profusi. Per inviare un messaggio di vicinanza e solidarietà al personale sanitario, alcuni makers hanno avuto la meravigliosa idea di scrivere delle frasi di incoraggiamento sui dispositivi consegnati. Hanno provato ad immaginare il turbinio di sentimenti e di pensieri nelle teste degli operatori nell’istante subito prima di entrare nei reparti Covid. Alcune di queste sono: “Siamo pronti a credere in voi”, “Non sei solo”, “All’alba vincerò”, “Siamo con voi”.

Dario Masucci, dottrando Dip. Ingegneria Informatica Università degli studi Roma Tre

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