Intervista a Francesco Buzzella, Presidente Confindustria Lombardia

Intervista a Francesco Buzzella, Presidente Confindustria Lombardia

A quasi due anni dall'avvio del PNRR è possibile stimare l'impatto che il piano sta avendo sulla capacità delle aziende lombarde di innovare?

Attualmente l’impatto effettivo per le imprese è difficilmente calcolabile in quanto siamo al 13,7% dell’erogazione delle risorse previste per la Lombardia. Inoltre, le linee operative del PNRR, fatta eccezione per opere infrastrutturali, edilizia e trasporti, sono interventi che agiscono sul contesto competitivo, quindi con effetti concreti nel medio-lungo termine. È però probabile che vi siano già delle ricadute positive in termini occupazionali.

A seguito del conflitto in Ucraina, con le pesanti ripercussioni economiche e logistiche sulle catene di approvvigionamento delle materie prime, sono però cambiati i presupposti rispetto a quando il PNRR è stato ideato. Per questo motivo Confindustria ribadisce la necessità di correzioni al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: i budget preventivati nel 2021 non sono più realistici a seguito dell’esplosione dell’inflazione e della concorrenza sui mercati delle materie prime.

Insieme al Baden-Württemberg, alla Catalogna e all'Auvergne-Rhône-Alpes, la Lombardia è uno dei quattro "motori" dell'Europa. L'evoluzione dello scenario geopolitico a suo avviso è destinata a rafforzare o a indebolire la posizione competitiva dell'ecosistema lombardo?

I cambiamenti nel contesto geopolitico in atto rappresentano sfide importanti per le imprese lombarde che, per propensione e DNA, sono proiettate su una dimensione internazionale (il 95% delle imprese lombarde compete sui mercati internazionali – fonte Indagine Internazionalizzazione 2021, Confindustria Lombardia) ma soprattutto sono delle opportunità che l’industria lombarda sta già cogliendo. Nel post pandemia, quando le catene del valore si sono riorganizzate dopo la ripartenza del commercio globale, le aziende lombarde si sono fatte trovare pronte nel coprire i vuoti lasciati da altri. È grazie a questa prontezza che il 2021 è stato un anno record per l’export lombardo e nazionale. Per mantenere e rafforzare questa posizione competitiva serve però che l’intero sistema politico-economico – non solo regionale ma soprattutto nazionale – collabori e metta nelle condizioni le imprese di essere competitive progettando con un orizzonte che va oltre le prossime elezioni. Il guardare al futuro della nostra regione in un’ottica di evoluzione competitiva è proprio uno degli obiettivi del roadshow di Confindustria Lombardia ’50 Traguardi per la Lombardia’, un evento itinerante che, partendo dalle esigenze dei territori, si propone di individuare ricette e aree di intervento necessarie allo sviluppo attraverso un dialogo tra imprese e istituzioni.

Si parla sempre più spesso di un legame a doppio filo della transizione green e di quella digitale. In particolare - a partire dall'efficienza energetica ma non solo - la digitalizzazione viene vista come fattore abilitante per la sostenibilità. Qual è il suo punto di vista?

In termini di soluzioni e applicazioni è indubbio che il digitale rappresenti un fattore abilitante per la sostenibilità e le imprese lombarde da questo punto di vista si stanno attrezzando da tempo attraverso investimenti e formazione del capitale umano. Transizione digitale e transizione green sono però accomunate da un filo conduttore rappresentato dalla transizione tecnologica: questi cambiamenti rappresentano per le imprese una sfida che si sta giocando sul terreno dell’innovazione. Per questo motivo le imprese, soprattutto in questa fase in cui tutto è in movimento, hanno bisogno di certezze nella definizione delle politiche industriali. Se prendiamo ad esempio il pacchetto Fit for 55 sull’automotive contenuto nel Green Deal europeo, i limiti temporali all’uso delle tecnologie attuali, i disincentivi e divieti ma anche il tipo di strada che si intende perseguire nei prossimi decenni devono avere una maggiore certezza soprattutto in termini di efficacia tale da rendere sostenibili i cambiamenti per i produttori in termini economici e pratici. Queste transizioni comportano per le imprese investimenti in tecnologia che non possono essere ricalibrati ad ogni cambiamento delle direttive europee e soprattutto vanno pianificati nel medio-lungo periodo anche tenendo conto dei fattori legati alla concorrenza: Cina e USA avranno un importante vantaggio competitivo nei confronti dell’industria europea in quanto non sottoposti agli stessi vincoli tecnologici e temporali. Per questo motivo come Confindustria sosteniamo che si debba applicare il principio della neutralità tecnologica: bisogna spiegare come la accompagniamo la transizione, perché va detto in maniera molto chiara che queste transizioni hanno un costo su interi pezzi di filiere che rischiano di sparire e qui c’è un vuoto che va colmato.

Caro energia e diversificazione delle fonti, la transizione verso fotovoltaico ed eolico è possibile per l’Industria lombarda? Che cosa manca per accelerare il percorso?

Per portare a compimento la transizione alle fonti rinnovabili non esiste un’unica soluzione emergente ma è necessario portare avanti e sviluppare un sistema di energie rinnovabili integrate per rendersi indipendenti dall’energia fossile. La Lombardia ha già numeri importanti sulla previsione dello sviluppo delle rinnovabili a favore del solare e fotovoltaico e dell’energia a biomasse (la copertura da fonti rinnovabili al 2022 è al 35,8% - dati Programma Regionale Energia Ambiente e Clima - PREAC). Tra queste, il fotovoltaico è identificata come fonte fondamentale alla luce delle stime della sua crescita percentuale futura (la previsione al 2030 del PREAC stima che arriverà a rappresentare il 16,4% dell’energia rinnovabile in Lombardia) Per quanto riguarda l’eolico, come sostenuto anche dal Lombardy Energy Cleantech Cluster - LE2C, questa non rappresenta una tecnologia di punta per la Lombardia sia per limiti climatici (scarsa ventosità) che per l’impatto ambientale. L’idrogeno verde è un altro vettore energetico sulla quale la Lombardia sta lavorando molto e rappresenterà in futuro un’importante fonte. In questo quadro diversificato è quindi decisivo lavorare sull’accumulo in quanto è il punto fondamentale per ottimizzare la distribuzione dell’energia raccolta con le rinnovabili, e questo sarà possibile attraverso le tecnologie oltre che facendo sistema. Su questo aspetto il contributo delle comunità energetiche può essere decisivo.

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