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Intervista a Paola Profeta, direttrice dell'AXA Research Lab on Gender Equality all'Università Bocconi

10 giugno 2024
Intervista a Paola Profeta, direttrice dell'AXA Research Lab on Gender Equality all'Università Bocconi

Paola Profeta è prorettrice per la Diversità, Inclusione e Sostenibilità e professoressa ordinaria di scienza delle finanze all’Università Bocconi, dove dirige anche l’AXA Research Lab on Gender Equality.
Fa parte del board of management dell’International Institute of Public Finance, del comitato editoriale di European Journal of Political Economy, International Tax and Public Finance e CESifo Economic Studies. È stata Presidente della European Public Choice Society.

Laureata con lode in Discipline Economiche e Sociali all’Università Bocconi di Milano, ha ottenuto il PhD in Economia alla Pompeu Fabra University di Barcellona. Prima di far parte della faculty Bocconi, è stata ricercatrice all’Università di Pavia, post-doc all’Università Cattolica di Louvain-la-Neuve in Belgio. Ha svolto periodi di ricerca alla Columbia University di New York, Nuffield College-Oxford University, CESifo di Monaco, Università di Lugano, Rennes, Edimburgo e Trinity College Dublin.

I suoi interessi di ricerca sono nel campo della economia di genere, dell’economia pubblica, della political economy e dei sistemi di tassazione comparati. Ha pubblicato in riviste internazionali di prestigio tra cui PNAS, Management Science, Journal of the European Economic Association, Journal of Public Economics, Economic Journal e ha scritto numerosi libri internazionali. La sua ultima monografia “Gender Equality and Public Policy” è stata pubblicata nel 2020 da Cambridge University Press e, in italiano, da Egea.

Ha coordinato progetti di ricerca finanziati da organizzazioni internazionali, fondazioni private, università e centri di ricerca. Ha organizzato numerosi convegni internazionali sul tema delle pari opportunità e della promozione delle carriere femminili. Sullo stesso tema, è attiva nel dibattito nazionale e internazionale e scrive su Il Sole 24 Ore, Repubblica-Affari e Finanza, La 27esima Ora- Corriere della Sera.

Cosa significa incrementare le posizioni di leadership femminile in termini di crescita del Paese, PIL e spesa pubblica?

Una maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro e alle posizioni di leadership aumenterebbe il Pil, poiché le donne sono ormai istruite almeno tanto quanto gli uomini e possono creare valore aggiunto sul lavoro. In Italia le stime di EIGE indicano un potenziale aumento del 12%. Non è solo un aumento numerico, la parità di genere si accompagna anche a una crescita sostenibile, a una migliore performance e a decisioni più inclusive

Esiste ancora un solo modello di riferimento o il cambiamento culturale in atto sta effettivamente scardinando alcuni parametri nel pensiero comune?

Nessun Paese al mondo ha chiuso il divario di genere. Ci sono però cambiamenti in atto, ma molto lenti. È necessario accelerare il percorso perché secondo le stime del world economic forum ci vorranno ancora 131 anni per avere la parità di genere e 169 se guardiamo alla sfera economica. La cultura è un ostacolo fondamentale. Si vedono dei cambiamenti nelle giovani generazioni con padri che partecipano di più al lavoro domestico e al lavoro di cura e il valore della flessibilità sul lavoro che ormai è tra le principale richieste dei lavoratori (post-covid).

Le donne che lavorano nel comparto tecnologico hanno ancora una scarsa rappresentanza. Come possiamo creare le condizioni per ridurre il divario di genere e aumentare le opportunità di occupazione femminile?

Nel campo tecnologico scontiamo ancora il ritardo dell'istruzione. La presenza delle donne nelle discipline stem è ancora minoritaria, mentre in generale le donne sono più istruite degli uomini. Questo dipende da molti fattori, tra cui anche quello culturale, che vede ancora troppo spesso le tecnologie come una disciplina maschile. Occorre dunque investire sull'istruzione per avere più donne nelle discipline stem.

La parità di genere comporta una riflessione sul bilanciamento del tempo e il lavoro non retribuito, un pregiudizio per cui la donna sia più “sacrificabile”. Cosa ci aspetta in futuro?

La parità di tempo è essenziale per avere parità di lavoro e carriere. La flessibilità dello smart.working può aiutare in questa direzione, se condivisa da uomini e donne. Abbiamo evidenze che gli uomini che utilizzano lo smart working dedicano più tempo al lavoro domestico e di cura, un primo segnale per maggiore condivisione.

Tag tematici: Gender Gap She SPS Italia

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