Laureata in ingegneria meccanica con un Executive MBA in corso al POLIMI Graduate School of Management, dopo diverse esperienze internazionali nel settore dell’elettrodomestico e del software B2B, oggi ricopre il ruolo di Global Product Line Manager - PLC & Automation in ABB a Milano. Appassionata di tecnologia e di sviluppo continuo, crede nell’importanza di una leadership inclusiva e di una visione orientata al futuro, capace di combinare competenze tecniche e capacità di adattamento in un mondo in rapida evoluzione.
Durante l’incontro SPS Italia on tour all’Università di Pavia, abbiamo cercato di colmare il mismatch tra mondo accademico e industria. Dal tuo punto di vista, quali competenze o attitudini dovrebbero sviluppare oggi gli studenti per essere pronti a entrare nel settore dell’automazione industriale?
È stato un vero piacere partecipare all’incontro SPS Italia on tour all’Università di Pavia e confrontarmi con tanti studenti motivati. Credo davvero che la strada per entrare nel mondo dell’automazione industriale sia ricca di opportunità: lo studio è la base solida su cui costruire, e ad essa vanno aggiunte esperienze pratiche e alcune attitudini che fanno la differenza nel lavoro quotidiano.
Dal punto di vista tecnico, consiglio di puntare su alcune competenze chiave: i principi dell’automazione e del controllo (programmazione PLC e logiche di controllo), le reti e i protocolli industriali (OPC UA, Profinet), nozioni di robotica e motion control, e conoscenze di machine vision e Industrial AI. Competenze software come Python, gestione di dati e pipeline, e familiarità con concetti come digital twin e simulazione sono sempre più richieste. Infine, avere una solida awareness sulla cybersecurity industriale (es. principi della IEC 62443) diventa un vero valore aggiunto.
Tuttavia, il valore reale arriva quando queste competenze tecniche si trasformano in risultati concreti. Per questo invito tutti a costruirsi un “kit pratico”: partecipare a laboratori, realizzare piccoli progetti con PLC o microcontrollori, lavorare su casi di visione artificiale o predictive maintenance, e cercare stage in azienda. Anche un progetto universitario che dimostri impatto — per esempio ridurre scarti, migliorare un processo o ottimizzare tempi — vale molto più di una lunga lista di esami. Documentate i vostri risultati: numeri e risultati concreti parlano da soli.
Le attitudini personali sono altrettanto importanti. Una mentalità sistemica — cioè la capacità di vedere come meccanica, elettronica, software e rete si integrano — aiuta a progettare soluzioni efficaci. La curiosità e l’abitudine a sperimentare (provare, sbagliare, migliorare) accelerano l’apprendimento. La capacità di lavorare in team multidisciplinari e di comunicare in modo chiaro con persone con background diversi è spesso ciò che permette a un progetto di passare dalla prova di laboratorio alla produzione. Infine, l’orientamento al risultato e il pragmatismo (proof‑of‑concept rapidi, misurazioni e iterazioni) sono qualità molto apprezzate in azienda.
Un consiglio pratico per il CV e il colloquio: raccontate progetti concreti e il vostro ruolo preciso, spiegate l’impatto misurabile e come avete lavorato con altri. Anche corsi online, certificazioni pratiche e partecipazione a hackathon o competizioni di robotica sono ottimi segnali.
Chi entra nel mondo dell’automazione oggi trova un settore dinamico e ricco di sfide: c’è bisogno di persone curiose, concrete e collaborative. Se siete pronti a imparare continuamente, a mettere le mani sulla tecnologia e a raccontare il valore del vostro lavoro, farete strada. Il mio invito finale? Coltivate la base teorica, cercate le esperienze pratiche e restate sempre curiosi: l’industria premia chi sa integrare competenze diverse e trasformarle in risultati reali.
In che modo il tuo percorso manageriale nel mondo dell'automazione sta influenzando la tua visione strategica del prodotto e del rapporto tra tecnologia, persone e business?
Il mio ruolo mi ha portata, negli ultimi anni, a guardare la tecnologia da una prospettiva più ampia. Non provenendo da un background specifico dell’automazione, sono ingegnere meccanico, ho sempre avuto un approccio molto centrato sulle persone e sull’uso reale del prodotto.
L’esperienza manageriale mi ha insegnato a considerare il prodotto come un equilibrio tra esigenze di mercato, innovazione tecnologica e impatto sul lavoro quotidiano di chi deve utilizzarlo. Questo richiede ascolto continuo: clienti, head quarter, vendite, partner portano prospettive diverse che aiutano a prendere decisioni più consapevoli.
Guidare un team ha avuto un impatto importante sulla mia visione: coordinare persone con competenze diverse significa creare un ambiente in cui ciascuno possa contribuire con idee e punti di vista. Il product management non è mai un lavoro individuale: è un processo collettivo, e il ruolo del leader è dare direzione, facilitare la comunicazione e creare le condizioni perché il team possa lavorare con chiarezza.
Il percorso manageriale sta affinando anche la mia capacità di pensare in modo sistemico: un prodotto non vive da solo, ma dentro un ecosistema di hardware, software e dati. E allo stesso tempo mi ha dato una visione più matura del business, non come vincolo ma come strumento per trasformare l’innovazione in valore sostenibile.
In sintesi, oggi vedo il prodotto come un punto di connessione tra tecnologia, persone e strategia: un equilibrio dinamico che richiede ascolto, responsabilità e visione a lungo termine.
Tag tematici: Competenze/Professioni She SPS Italia
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