Imparare ad amplificare le opportunità delle  manifestazioni

Imparare ad amplificare le opportunità delle manifestazioni

In cima alla lista dei desideri di buona parte del mondo economico c'è la volontà di archiviare questo 2020 come annus horribilis e ricominciare da capo. Tuttavia, sebbene si tratti di un'aspirazione legittima, credo che limitarsi a fare come se nulla fosse successo sarebbe, a seconda dei casi, una leggerezza se non un errore.

Se prendiamo a titolo di esempio quello che è successo con il lavoro agile, abbiamo tutti sotto gli occhi come molte aziende abbiano vissuto un'esperienza virtuosa di vero smart working e non di semplice tele-lavoro, un punto di partenza che abiliterà modelli organizzativi diversi, probabilmente migliori, e un'ottima opportunità per chi vorrà e saprà approfittarne.

Se dunque l'anno della pandemia sarà o meno un anno da saltare quando scorreremo all'indietro i nostri calendari dipenderà unicamente da quanto sapremo apprendere dalle lezioni che ci ha offerto.

Per le fiere è stato un vero e proprio terremoto

Come molti di voi sanno – o possono facilmente immaginare – il mondo delle fiere è stato uno dei settori più danneggiati dalla pandemia, in tutto il mondo.

Fiere e congressi sono eventi che richiedono molti mesi di preparazione e un momento di svolgimento limitato nel tempo: una manciata di giorni in cui tutto deve andare per il verso giusto.

L'esplosione della pandemia ci ha costretto a fare i conti con diversi tipi di problemi: il primo, ovviamente, è quello della sicurezza e della salute di chi in fiera ci lavora e di chi la visita. Su questo è stato fatto un enorme lavoro in collaborazione con le istituzioni, in Germania come in Italia. Ma evidentemente la nostra buona volontà e i miracoli organizzativi da soli non bastano: perché una fiera abbia successo, occorre anche che ci siano le giuste condizioni esterne. La prima è la libertà di movimento di espositori e visitatori, in uno scenario che vede le fiere sempre più orientate all'internazionalità: in altre parole la possibilità di partecipare a una fiera. E poi, ça va sans dire, c'è una questione di fiducia, cioè la volontà di andare in fiera.

Dopo il progressivo allentamento dei lockdown che hanno bloccato irrimediabilmente le attività in quasi tutto il mondo, ora siamo nella fase in cui, oltre a dover gestire nel migliore dei modi le dinamiche sanitarie, bisogna ricostruire le condizioni per cui una fiera possa tenersi con la piena soddisfazione di chi vi prende parte: degli espositori, che vi investono tempo e denaro; e dei visitatori, che si aspettano di trovare in fiera le soluzioni che cercano.

Complementarietà del mondo digitale e reale 

La scorsa settimana è stato ufficializzato che nel 2020 Formnext e SPS di Norimberga si terranno soltanto online. In entrambi i casi erano state già preparate Formnext Connect e SPS Connect che, se vogliamo, possono essere considerate – rubando per una volta l'espressione al mondo dell'innovazione per il manifatturiero – il "gemello digitale" della fiera fisica.

Anche per SPS Italia sarà così: l'edizione 2020 della fiera, originariamente prevista a fine maggio, era stata rinviata a fine settembre, per poi essere spostata definitivamente al 2021. Dal 28 al 30 settembre 2020, però, ci saranno gli SPS Italia Digital Days, una tre giorni di networking e formazione in modalità interamente digitale che si terranno sulla nuova piattaforma SPS Italia Contact Place.

Che cosa ci aspetta per il futuro? Torniamo qui al punto da cui eravamo partiti. Chiudere gli occhi e aspettare che passi la tempesta è una soluzione, ma non è quella che abbiamo scelto noi. Abbiamo deciso di guardare avanti e di fare tesoro delle opportunità che anche un evento catastrofico come una pandemia può riservare.

E allora partiamo da alcune certezze: le fiere sono – e saranno – il trampolino dell'economia, il luogo dove l'innovazione incontra per la prima volta il mercato. Un palcoscenico che non può fare a meno dell'unità di spazio e di tempo: molto semplicemente – mi si perdoni il calembour – una fiera senza la fiera non è una fiera.

L'attuale scenario dimostra però anche che l'innovazione è un fattore chiave per la resilienza. L'evoluzione sarà, a mio avviso, sempre più basata sulla convivenza tra l’offerta dei padiglioni fieristici e un’estensione digitale, in progetti che arricchiscono l’esperienza sia dell’espositore che del visitatore, ma che non vanno a cannibalizzare la tradizione dell'incontro. Contenuti multimediali e social arricchiranno l'esperienza in presenza e chi saprà far tesoro di questa lezione, e sviluppare piattaforme pensate per il futuro, potrà giocarsi sempre le proprie carte.

Donald Wich, Amministratore Delegato Messe Frankfurt Italia

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