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Intervista a Cristina Romano, HSE Manager in SICK

29 gennaio 2026
Intervista a Cristina Romano, HSE Manager in SICK

Laureata in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Milano, scopre la passione per la salute e la sicurezza sul lavoro durante il tirocinio in uno studio di consulenza del lavoro, esperienza che ha segnato l’inizio di un percorso professionale come RSPP, oggi forte di oltre 15 anni di attività.
Nel corso della sua carriera ha operato in contesti molto diversi tra loro — dall’Oil & Gas alle Energie Rinnovabili, dalla Grande Distribuzione Organizzata fino all’approdo, nel 2023, nel settore dell’Automazione Industriale. Questa varietà le ha permesso di sviluppare una visione trasversale e concreta della sicurezza e del benessere nei luoghi di lavoro.
Da sempre sensibile ai temi ESG, Cristina ha approfondito negli ultimi anni le tematiche legate alla Diversity, Equity & Inclusion e alla parità di genere, conseguendo la certificazione secondo la PdR 125:2022 e frequentando un master dedicato ed è oggi parte attiva di un network di professionisti impegnati nella promozione e divulgazione sul territorio.
Nel suo ruolo attuale di HSE Manager, con SICK, ha avuto la grande opportunità di mettere a frutto competenze tecniche e soft skills maturate nel tempo, diventando punto di riferimento aziendale per la salute e sicurezza sul lavoro e per le politiche DEI. Il suo impegno quotidiano è orientato alla sensibilizzazione e al cambiamento culturale, con l’obiettivo di costruire ambienti di lavoro più sicuri, inclusivi e sostenibili.

Cristina, nel tuo ruolo di HSE Manager in SICK, quale pensi sia il contributo dell’automazione nella prevenzione dei rischi in ambito industriale?

Come HSE Manager, credo fortemente che l’automazione rappresenti una leva strategica nella prevenzione dei rischi in ambito industriale, ma non solo. Tecnologie come la sensoristica intelligente e i sistemi di monitoraggio in tempo reale permettono di anticipare situazioni critiche, ridurre l’errore umano e garantire ambienti di lavoro più sicuri, riducendo l’esposizione dei lavoratori a situazioni pericolose. Pensiamo ad esempio alla sicurezza tra veicoli e operatori, e a quanto possa aiutare una soluzione che riduca i punti ciechi segnalando i rischi in tempo reale.
Tuttavia, per favorire una reale integrazione tra la cultura della sicurezza e la trasformazione digitale, le aziende devono promuovere un approccio multidisciplinare, dove innovazione tecnologica e formazione continua si incontrano. È fondamentale coinvolgere le persone, renderle protagoniste del cambiamento e creare una cultura condivisa che metta al centro la sicurezza come valore. L’automazione non sostituisce la cultura della sicurezza, ma certamente la può potenziare. E in SICK, lavoriamo ogni giorno per costruire ambienti di lavoro più sicuri, intelligenti e sostenibili.

Dal tuo punto di vista, in che modo le aziende possono favorire una reale integrazione tra la cultura della sicurezza e la trasformazione digitale?

A mio modo di vedere, l’integrazione tra la cultura della sicurezza e la trasformazione digitale è una delle sfide più interessanti (e strategiche) per chi, come me, lavora in ambito HSE.
Tuttavia, la vera sfida non è solo tecnologica, ma culturale. Serve un cambio di mentalità che coinvolga tutti: dai vertici aziendali agli operatori di linea. Solo così la trasformazione digitale può diventare un acceleratore della prevenzione, e non un rischio aggiuntivo. Chi si occupa di salute e sicurezza ha oggi un’opportunità unica, quella di diventare facilitatore dell’innovazione, portando la cultura della sicurezza dentro i progetti di digitalizzazione. Un ruolo strategico, che richiede visione, competenze trasversali e capacità di dialogo con tutte le funzioni aziendali. L’integrazione tra digitale e sicurezza non significa solo adottare nuovi strumenti, ma ripensare i processi in chiave proattiva. Le aziende che riescono a far dialogare questi due mondi ottengono benefici concreti ad esempio con un maggiore controllo grazie alla presenza di sensori intelligenti e sistemi di monitoraggio continuo che permettono di rilevare anomalie in tempo reale, intervenendo prima che un rischio si trasformi in incidente.

Tra i temi che ti stanno più a cuore ci sono diversità e inclusione sul luogo di lavoro: perché ritieni che questi valori possano diventare leve strategiche per le aziende?

Perché diversità e inclusione non sono solo valori etici: sono vere e proprie leve strategiche che possono trasformare profondamente una cultura aziendale e generare vantaggi concreti. Innanzitutto, quando persone con background, esperienze e punti di vista diversi collaborano, nascono idee nuove e questo stimola pensiero critico e creativo, favorendo soluzioni più efficaci e innovative. Inoltre, un’azienda inclusiva è più flessibile e resiliente, sa ascoltare, comprendere e rispondere meglio alle esigenze di clienti e collaboratori, anche in contesti complessi o in rapida evoluzione. Sono convinta che un ambiente dove ogni persona si sente accolta e valorizzata favorisca benessere, motivazione e allo stesso aumenti la produttività. Perché, si sa, le persone danno il meglio quando si sentono libere di essere se stesse.

Tag tematici: Automazione Avanzata She SPS Italia

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