Relazioni e modelli educativi da 'coltivare'

Relazioni e modelli educativi da 'coltivare'

"Mi piace la creatività unita alla scienza e alla tecnologia, il pensiero laterale unito alla logica e al rigore. Non c’è innovazione senza creatività."

Fondatrice e CEO di LifeBee, società di consulenza nata nel 2004 che accompagna le aziende del settore Life Science nel loro percorso verso la digitalizzazione, l'eccellenza operativa e la compliance proattiva.

Con un background di Computer Science, ha più di 30 anni di esperienza nella gestione di progetti internazionali di consulenza e innovazione digitale per produzione, qualità, laboratori, logistica, regolatorio, farmacovigilanza. Ha gestito startup e Divisioni per gruppi di consulenza internazionali. Da oltre 25 anni si occupa esclusivamente di Life Science.

In ISPE, la più grande associazione globale che raggruppa i professionisti del farmaceutico è oggi uno dei 15 Direttori eletti a far parte del Comitato Guida a livello globale, nel quale rappresenta la Europa e il gruppo di lavoro sul Pharma 4.0™.

È stata relatrice e moderatrice in molte conferenze e autrice di diversi articoli sulla digitalizzazione del Life Science e su Pharma 4.0™.

Nel poco tempo libero legge libri e cura il proprio orto giardino in Liguria.

Intervista a Teresa Minero, Founder & CEO | LifeBee - Digitalizing Life Sciences e International Board of Directors, EU Leadership Team, Steering Committee Pharma 4.0 | ISPE.

Ci sono figure, o esperienze, che hanno ispirato il tuo percorso professionale?

Sì e sono due figure importanti che hanno plasmato la persona che sono oggi. Mi hanno ispirata e mi ispirano tuttora, anzi mi sostengono. Arrivano dalla sfera personale, quella più intima e profonda e non da quella professionale. Sono i miei genitori.

Mia madre grazie a una delle sue prime raccomandazioni. Quella che ricordo di più, tra le tante che fanno le madri (so che ne fanno tante, perché sono madre anche io oggi di due teenager): fare le cose bene, o almeno al meglio delle proprie possibilità. Ogni azione, anche la più piccola. Ogni cosa, anche quella che sembra poco importante: FARE BENE. Ho realizzato tempo dopo che era alla base del pensiero, ovviamente molto più elaborato, di un grande filosofo: Bertrand Russel, che nel 1930 diceva “anything you are good at, contributes to happiness”. Fare bene, ci fa sentire bene e ciò certamente contribuisce alla nostra felicità. Ed è stato così importante, anche sul fronte professionale, che è oggi il mantra di LifeBee, la azienda di Consulenza che ho fondato ormai quasi 18 anni fa.

E poi mio padre che diceva sempre “non mollare mai”. Anche qui, solo in seguito ho scoperto che lo stesso pensiero, elaborato in meglio certamente, era stato espresso da un grande uomo come Nelson Mandela: “Un vincitore è un sognatore che non si è mai arreso”. Anche questo è diventato uno degli insegnamenti che più mi hanno aiutata nel mio percorso professionale, manageriale e poi imprenditoriale.

Come ti sei avvicinata al mondo delle innovazioni tecnologiche e dell’industria?

In realtà da grande avrei voluto fare la botanica, poi la vita mi ha scompigliato le carte ed oggi mi occupo di innovazione per il Life Science (ma coltivo un amatissimo orto giardino che mi procura tanta serenità e soddisfazioni). Mi piace la creatività unita alla scienza e alla tecnologia, il pensiero laterale unito alla logica e al rigore. Non c’è innovazione senza creatività.

Mi sono avvicinata al Pharma quasi per caso ormai tanti anni fa, ci sono rimasta però. Perché sono profondamente coinvolta dal “sense of purpose” del Pharma e del Life Science in generale.

Alla fine della nostra catena del valore c’è un paziente, non un consumatore che può scegliere. Il paziente ha necessità del farmaco o del dispositivo medico, sicuro, di qualità, efficace, pena la qualità della sua vita o, peggio, la vita stessa. Il paziente deve poter contare su prezzi sostenibili e che il farmaco arrivi al momento giusto. È anche questo il motivo per il quale ogni mattina noi donne e uomini del Life Science ci mettiamo a lavorare con passione e senza sosta. E lo slogan della associazione europea delle aziende del farmaco (EFPIA) ben ci rappresenta: #wewontrest, perché “illness never sleeps, so neither do we”. Ecco il “sense of purpose” di tanti di noi che lavorano nel Life Science, a dispetto di una immagine del settore non sempre positiva.

Come è visto e considerato il ruolo femminile nel tuo settore?

In LifeBee abbiamo oggi un perfetto bilanciamento di genere (il 50%) sia come dipendenti che, come soci della azienda, (2 donne e 2 uomini). E il dato più interessante a parer mio è che lo abbiamo ottenuto senza quote rosa, ma soprattutto senza pregiudizi, semplicemente coltivando i talenti indipendentemente dal loro genere.

Il Pharma è uno dei settori industriali con una maggiore presenza femminile (e questo ce lo dice ogni anno Farmindustria). Ultimo dato disponibile è quello del 2019. Le donne sono il 43% del totale, significativamente di più che nella media dell’industria manifatturiera (29%).  La maggiore presenza femminile rispetto alla media si riscontra in tutte le categorie occupazionali, ma è più evidente tra i dirigenti e quadri (rispettivamente 31% e 43% del totale nella farmaceutica, rispetto a 13% e 23% nella manifattura).

Certo c’è ancora tanta strada da fare, da parte delle istituzioni, per “permettere” alle donne di lavorare seguendo le loro aspirazioni, anche se desiderano mettere su famiglia. Tanto dobbiamo ancora lavorare sul modello educativo dei genitori che devono poter far sognare alle loro bambine di diventare ingegneri informatici e fisici nucleari, ma anche aiutarle a raggiungere i propri sogni, qualunque essi siano.

Cosa consiglieresti alle nuove generazioni che vorrebbero avvicinarsi al mondo dell’industria?

Coltivare le “buone” relazioni con colleghi: della propria azienda, di altre nell’ecosistema e anche dei competitor. Elemento chiave è condividere la conoscenza, non tenerla per sé. Il mondo associativo è perfetto per questo. A me ha dato tantissimo. Si può non sapere tutto, ma si riesce sempre a sapere a chi chiedere e trovare la risposta che stiamo cercando.

Di Ambra Fredella

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