Un problema strutturale. Interventi e PNRR.

“Occorrono interventi sistemici. Il problema è strutturale”

È quanto sentiamo ripetere da anni. E adesso, con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), le due affermazioni sono diventate un ‘must’. In ogni discorso che si rispetti occorre inserire queste due frasi magiche, sperando che la concisione degli asserti, unita ad un tocco di programmatica indeterminatezza, trovi un deus ex machina che le realizzi, risolvendo in un sol colpo i problemi di questo Paese, in un periodo di sofferenza psicologica, affettiva, culturale ed economica.

Dare un senso ed una interpretazione concreta al rinnovo che si attende da anni e che, grazie al fiume di quattrini – e di debiti - che in un modo o nell’altro l’Italia è riuscita a portare a casa, è quanto si propongono di fare gli Ingegneri dell’Informazione. Un esercito di professionisti  che masticano algoritmi e Megabit da quando sono nati, che parlano di Intelligenza Artificiale, di Big Data e di Transizione Digitale con la stessa familiarità e competenza che apprezziamo nel nostro consulente finanziario o nel nostro medico di fiducia.

Per non girare troppo attorno al problema, ciò che il PNRR prospetta e si augura  è la capacità di rendere le nostre aziende più moderne e competitive, la nostra amministrazione pubblica più snella e meno  ingessata, la giustizia meno invadente e più veloce e, in ultimo, l’ambiente nel quale viviamo  e cresciamo più pulito e più rispettato.

E questo è il primo punto: la competenza. Affidereste i vostri denari al Gatto e alla Volpe di collodiana memoria o la vostra appendice al norcino del paese? Fino ad oggi i privati cittadini, la Piccola e Media Impresa, la Pubblica Amministrazione si sono troppo spesso rivolti, nel loro incerto ed altalenante avvicinamento al mondo digitale, a persone e società di dubbia competenza, con limitata conoscenza di contesti impegnativi, avvezzi ad approcci topici piuttosto che sistemici. Al contrario, gli Ingegneri dell’Informazione, con il loro percorso formativo certificato da Università di valore internazionale e l’aggiornamento continuo ed obbligatorio curato dagli Ordini territoriali, possiedono tutte le qualità necessarie per affrontare le complesse problematiche che la sfida digitale propone.

Ed ecco il secondo problema: le infrastrutture. Perché la competenza si possa manifestare in pratica in quello che serve al Paese per resistere e riprendere, occorre una infrastruttura digitale sulla quale poter operare, uno scheletro ben progettato che contenga punti di appoggio solidi e ben definiti, che consenta ampliamenti futuri perfettamente integrati, uso di tecnologie di ultima generazione e   sistemi di ‘hot-swap’ che non permettano mai di rimanere  bloccati. La banda ultra-larga è ancora troppo poco diffusa in confronto ai più avanzati paesi europei. E il problema non si limita ai collegamenti ultra-performanti, ma anche a quelli di più modesta capacità, come ad esempio piccole aziende, scuole, realtà locali che ancora non sono ‘connesse’ o che lo sono soltanto ‘sulla carta’ perché hanno un router che qualcuno ha installato – e finanziato- ma nessuno ha mai messo in funzione o insegnato ad utilizzare.

Chiaro è adesso il terzo problema: la cultura digitale. Gli Ingegneri dell’Informazione sono pronti a colmare le lacune  culturali di tipo informatico che affliggono le generazioni dei Baby Boomers e dei pre-Millenials, fornendo supporto, anche didattico, alle Amministrazioni Locali per una Transizione Digitale sostenibile ed una semplificazione amministrativa ormai improcrastinabile. Transizione e Semplificazione che devono essere integrate fra loro in modo chiaro, univoco e definitivo, utilizzando protocolli condivisi a valenza nazionale, redatti da una Cabina di Regia costituita da professionisti esperti, scelti finalmente con la logica del merito e della capacità.

È arrivato il momento di sfruttare le tecnologie digitali per migliorare la competitività, l’integrazione e la fruibilità dei servizi. Gli ingegneri della informazione, con le loro forti competenze nelle nuove tecnologie digitali, sono disponibili a collaborazioni fattive volte a innovare i processi produttivi sia in fase progettuale che realizzativa, in stretta collaborazione con le imprese e la Pubblica Amministrazione, per contribuire  allo sviluppo del paese in affidabilità e sicurezza.

 A cura della Federazione degli Ingegneri dell’Emilia-Romagna – Gruppo di lavoro Transizione 4.0

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