Competenze e deontologia professionale

Quando ci troviamo di fronte ad un problema, quello che ci preme maggiormente è trovare qualcuno che lo risolva nel miglior modo possibile, qualcuno che, dotato di conoscenze specifiche in materia, sia in grado di trovare una soluzione e realizzarla in modo opportuno. Questo è quello che normalmente intendiamo per competenza, cioè la capacità, acquisita per formazione ed esperienza, di chi può parlare, discutere ed esprimere giudizi in modo affidabile e responsabile. E questo, ancor più nell’ambito dei problemi personali, esclude dal gioco chi vanta qualifiche costruite a tavolino ovvero basate su frequentazioni politiche, religiose, economiche o di altra natura.

Il problema delle ‘competenze’ e della loro ‘certificazione’ è, quindi, tutt’altro che scontato ed è diventato, con l’evolversi delle caratteristiche ‘trasversali’ delle professioni, sempre più intricato e di difficile soluzione. Mentre nei tempi passati veniva ricercata, in ogni branca della scienza e della cultura, una competenza verticale, strettamente settoriale e specializzata, oggi non è più possibile ricercare la ‘competenza’ solo in questa accezione. Dobbiamo rivederne i criteri di scelta, considerando in primo luogo che in ogni disciplina tecnica e scientifica - ma non solo -, l’apporto delle moderne tecnologie cosiddette ‘digitali’ è fondamentale o, per dirla con un termine anglosassone, ‘disruptive’ ossia dirompente. In azienda le macchine automatiche non vengono più sostituite  perché si richiedono maggiori prestazioni ed economia, ma soprattutto perché consentono di riorganizzare il lavoro e raggiungere elevate competitività.

Volenti o nolenti, padroneggiare le tecniche digitali è diventato un mezzo per approfondire qualsiasi tipo di conoscenza e di competenza, un ‘grimaldello’ con il quale forzare ambiti di applicazione sconosciuti ed inesplorati. Basti pensare a quanto le tecniche di informatica forense aiutino la soluzione di difficilissimi casi processuali, a quanto le implementazioni robotiche modifichino, migliorandole, le ‘competenze’ chirurgiche, a come l’analisi di grandi moli di dati aiutino a scoprirne correlazioni apparentemente celate e impercettibili e tuttavia di grande vantaggio. Per non parlare dell’esplorazione spaziale, dei sistemi di pilotaggio automatico, della realtà aumentata, delle applicazioni dell’Intelligenza Artificiale; senza trascurare situazioni più comuni, come l’automazione domestica, il lavoro d’ufficio, l’home banking, l’automotive, la fruizione dei contenuti audio e video, l’utilizzo in ogni campo del nostro smartphone e così via in una molteplicità di ambiti a volte perfino eccessiva.

Gli Ingegneri dell’Informazione, per attitudine, per conoscenza derivante dal percorso formativo, per esperienza maturata sul campo, per aggiornamento professionale continuo e rigoroso, possiedono la capacità di progettare, realizzare e collaudare sistemi digitali complessi, di trovare soluzioni nell’offerta di nuovi servizi e nel miglioramento dei processi produttivi esistenti, fornendo alle Pubbliche Amministrazioni, alle Imprese, al mondo dell’istruzione, della medicina, del turismo, della cultura una ‘competenza’ digitale in grado di farle ‘competere’ in ogni contesto con affidabilità e sicurezza. Perché, se vogliamo esprimere un concetto al passo coi tempi, l’unico modo di competere e vincere nelle sfide è abbracciare il digitale e condividere le competenze.

Già, competere in sicurezza. La sicurezza ha un legame stretto, anche se apparentemente non evidente, con la deontologia professionale. La sicurezza non è  soltanto quella che tutti noi desideriamo nell’utilizzare un bancomat o  una carta di credito, quella che vorremmo ci difendesse dagli attacchi del ‘lato oscuro digitale’, ma anche quella cui ci affidiamo quando saliamo su una funivia o transitiamo su un ponte, quella che è stata sacrificata, e viene sacrificata ogni giorno, in nome del tornaconto economico e che getta spesso un’ombra oscura sulla deontologia professionale non solo degli ingegneri ma anche di tutti i professionisti.

Gli Ingegneri dell’Informazione sono consapevoli delle responsabilità di cui sono investiti ogni giorno, dallo sviluppo in team di un grande progetto all’insegnamento nelle scuole e nelle università, dall’implementazione di un data center alla semplice installazione di un modem. Cercano in ogni modo, con professionalità, attenzione e dedizione, di evitare che le eccezionali potenzialità che sono messe loro a disposizione possano ripercuotersi negativamente sull’affidabilità e sulla sicurezza dei sistemi, perseguendo lo sviluppo sociale ed il bene della comunità e del Paese.

 A cura della Federazione degli Ingegneri dell’Emilia-Romagna – Gruppo di lavoro Transizione 4.0

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