Intervista a Carolina Sacco, Siemens

Intervista a Carolina Sacco, Siemens

Come ti sei avvicinata al mondo delle innovazioni tecnologiche?

Il mio percorso è iniziato con il corso di laurea triennale in Ingegneria Informatica, spinta dall’interesse per la tecnologia e l’ambito scientifico. Affascinata dall’applicazione in campo industriale sia dell’informatica che dei contributi di elettronica e meccanica, ho proseguito gli studi specializzandomi in Ingegneria dell’Automazione. Quest’ultima ha forgiato la mia indole tecnica ed il desiderio di contribuire all’incremento della presenza femminile nel mondo industriale. Terminati gli studi ho iniziato a lavorare in Siemens come Ingegnere Applicativo, occupandomi principalmente di sviluppo di progetti e software per l’automazione industriale, sia come supporto tecnico che in prima persona, operando spesso sul campo in officina a fianco di OEM operanti in svariati settori. Oggi, forte del background tecnico e di un recente corso di studi in Project Management, ho iniziato un nuovo percorso professionale come project manager.

Come è visto e considerato il ruolo femminile nel tuo settore?

L’esperienza nelle officine mi ha consentito di toccare con mano la tematica della parità sotto gli aspetti sia del genere che dell’età. Il problema del genere è ancora presente e si declina in tanti aspetti (i più gravi coinvolgono tematiche retributive e limitazioni alla vita privata); nelle officine spesso un supporto tecnico da una donna è accolto con atteggiamento sornione, sottovalutato e con attenzioni all’aspetto fisico. Inizialmente la propria opinione tecnica non sembra essere ritenuta rilevante, ancora di più se a parlare è un ingegnere giovane! Ritengo che questi ostacoli possano essere abbattuti con due misure. La prima è la cultura organizzativa delle aziende, che devono formare i dipendenti sull’importanza della diversity ed eliminare ogni forma di discriminazione, anche inconsapevole. La seconda è la competenza: nella mia esperienza ho imparato che lavorare bene e puntare senza indugio all’obiettivo abbatte molte barriere.

C’è un progetto a cui sei particolarmente legata che desideri raccontare?

Recentemente ho collaborato ad un importante progetto per lo sviluppo di una linea di assemblaggio automotive, esperienza che mi ha consentito di lavorare in officina negli Stati Uniti per oltre un mese. Per lo sviluppo è stato utilizzato un framework automotive diffuso su scala mondiale, che ha permesso di standardizzare il codice in maniera uniforme e non ambigua. I vantaggi sono stati diversi:

-Facile cooperazione con altri ingegneri collocati in diversi punti del globo, “parlando la stessa lingua” nel software;

- Utilizzo di funzioni già testate e consolidate per elementi tipici di linea (valvole, robot, nastri), lasciando più spazio per concentrarsi sulle logiche specifiche dell’applicazione;

- Scalabilità dell’applicazione, facilmente estendibile nel software con nuove funzioni grazie alla struttura del framework;

- Riusabilità del codice anche per altri progetti.

Queste tematiche sono già state trattate in informatica dall’ingegneria del software, oggi noi dobbiamo far sì che entrino nell’automazione industriale, ancora fortemente legata a metodi e linguaggi antiquati.

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